Neocontadini


La relazione è come un campo da coltivare, se non ti chini non cresce nulla.  Se continui a smuovere la terra quando semini, non cresce nulla. Se non nutri adeguatamente, non cresce nulla. E quando c’è il raccolto, te ne devi accorgere o marcisce.

Questo è il ritmo delle stagioni che la natura ciclica del sistema solare suggerisce. L’ho incontrato come coordinata dell’agire e dell’essere sociale in ogni comunità di tipo rurale e con un fondamento religioso a sostegno. Questa condizione è una “struttura” organizzativa degli spazi e delle tradizioni di una memoria semplice e diretta, che costituisce la forma del mondo che si è affacciato alle epoche industriali. Oggi il mondo si distribuisce su nuove regole spaziali e percettive, ma non potendo evincere il cosmo deve rovistare nelle memorie storiche e saperne raccogliere i frutti.

Come “pensatore” posso agire il pensiero senza dovergli credere, e lasciare crescere così una realtà narrativa. Questo è l’oggi per me, che nella sua rivoluzione ha cambiato il tempo delle cose rendendo soggettiva la percezione, permettendomi di raccontare il mondo come lo vedo e sento, emancipandomi dalla sensazione di una “fede” come modello di adesione.

Qui il lettore potrebbe aver perso interesse e mi ritrovo con una domanda: perché raccontare dell’oggetto quando oggi è più rilevante il soggetto?

Questo è un esperimento sintattico, in cui cerco di rivoltare i paragrafi del focus del lettore. Sto provando ad interrompere il flusso di vendita e liberare la mente (mente/cuore) del partecipante.

Rocche del Reopasso

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