Dialogo del mattino


Questo è un esperimento di scrittura in cui mi posiziono lateralmente all’idea che mi folgora mentre cammino, recandomi a lavoro. Cerco di contestualizzare la “natura” del mio pensare, catturandola in una descrizione culturalmente accettabile. Cerco inoltre di esorcizzarmi attraverso l’auto scrittura, creando uno specchio/portale dalle caratteristiche delle forze della fisica: caduta/elevazione – assorbimento/respingimento.

Cerco di porre la natura fisica e quella psichica in una relazione comunicante, avvicinando le dinamiche di una a quelle dell’altra.

Inizio!

La personalità si muove come refrazione dell’ombra, considerando l’essenza di un uomo un elemento fisso.”

In questa riflessione mi accorgo di  parafrasare, in chiave di chiaccherata, l’idea dell’uomo antico. Faccio riferimento alle forze della natura come elementi conferenti  significazione allo spettro di percezione ed attuazione del reale psichico.

Utilizzo il pensiero Zen per svuotare lo spazio interiore e, come in una formula alchemica, fondere le sovrastrutture dell’ipotesi cognitiva. Sotto questa funzione, si può creare il famoso centro di gravità e applicare la relatività spaziale al mondo del reale soggettivo.


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