La storia del bambino nano (un esercizio di esorcismo)


“La notte quando vado a dormire non dormo per davvero, mi trasformo in  desideri e paure che vivono nella mia oscurità. Non provo vergogna, me ne interesso come farei se avessi un bell’orto e fossi un giardiniere”.

C’era una volta un bambino nano, non affetto da alcuna condizione o malattia certificata dal dottore. Era capace di farsi piccolo piccolo in confronto ai suoi coetanei. La natura lo aveva dotato di un destino speciale, di una misura impossibile da capire. Certamente essendo piccolo veniva visto per la sua grandezza, e questo lo rendeva un bambino agli occhi degli adulti, un coetaneo per alcuni ed un estraneo allo stesso tempo per altri. La sua impossibilità di cambiare forma lo rendeva immobile come il cielo e fragile come una foglia.

Un giorno si svegliò di colpo. Era notte e questo non lo stupì! “Psst! Hey!”. Quel coso aveva una faccia buffa, la testa grande, le guance brulle, dei baffi sontuosi e gli occhi blu.

“Il mio nome è Baku e sono qui per mangiare i tuoi sogni. Ti osservo da tempo, da quando un giorno mi chiamasti senza accorgertene, una notte di primavera. La mia proboscide aspirerà il tuo sognare e le mie nove code sposteranno i venti cosicché tu possa passare. Dormi creatura del destino, qui fonderai ogni tuo dubbio”.

Quel mattino andando a scuola il bambino passò davanti ad uno specchio grande, una vetrata d’un negozio di città. Si vide alto come il soffitto, per via di quell’effetto magico e proprietà ambigue delle superfici riflettenti. In un baleno i suoi occhi si fecero tondi e profondi, scoppiò a ridere e sparì.

“Dottore, da bambino i miei genitori non si accorgevano dei miei bisogni, ed io ero tanto triste. Oggi porto il mio sguardo amorevole laggiù, ed i miei incubi spariscono”.

La storia del bambino nano e di Baku, creatura dei sogni.

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