Scrivere, testimoniare, descrivere. Sono abituato ad esorcizzare, perché è il termine adatto ad un’epoca moralisticamente razionale, cioè a mescolare e riordinare il bagaglio del mio zaino di viaggio attraverso atti magici d’azione.
Se ci si dovesse chiedere cosa sia la magia, si dovrebbe iniziare dallo scardinare la parola dal suo significato descrittivo e interrogare il mistero senza precetti.
La magia si può spiegare con il linguaggio, altrimenti non esisterebbe. Si tratta di intercettare in un modo o nell’altro ancore invisibili, di muoversi in traiettorie di gradazioni differenti. Per me significa vivere nell’intermittenza, nell’intercapedine, negli strappi di spazio e tempo, tra soggetto e oggetto, tra palco e tribuna, finzione e realtà.
Lo spazio magico, si rivela all’interezza di un corpo che ha risvegliato un legame sottile con il reale. Anche la parola stessa, come l’immagine e il corpo, cattura una porzione di realtà ed una sua percezione e trasformazione. Questa frazione presa in esame è un simbolo che può avere un valore collettivo e individuale, epocale, caduco, eterno.
Tutti i simboli del reale sono naturali, cioè provengono direttamente dalle aree apposite della significazione. Le quali non dimorano all’interno di una data concezione culturale, ma da essa si conformano e propagano come coordinate temporali e spaziali del vissuto. Alcuni simboli sono capaci di permeare lo spazio percettivo di una moltitudine, mentre altri hanno una configurazione esclusiva del cercatore, del suo trovatore.
La magia in senso popolare sembra essere l’attuazione di una serie di rituali predisposti a condurre il praticante in una dimensione ricercata. Questo atto volontario è più simile ad un camuffamento, una manipolazione dei codici disponibili che certo hanno un effetto di qualche tipo. La magia in senso più esoterico ha a che fare con un motore di bruciazione, in cui il praticante agisce con una parziale continuità e un senso rivelatorio nascente dal mistero, dal vuoto, dal caos. L’azione della magia è conseguenziale all’abbandono della sua ricerca. È una rivelazione di un potere che si accende come un tronco esposto al calore. È un uccello che vola.
Note
Posso presumere che l’esperienza diretta del corpo sia ciò che conforma l’esperienza stessa a dei parametri di ordire e disordine. Posso spiegare il mondo senza spiegarlo.
Quando il mio corpo è liberato è una porta cosmica d’informazione ed una casa per l’esperienza degli esseri.
Credo che la coabitazione sia quella dimensione strampalata di un’apparente marcata diversità, ed una comunione d’intenti.
La mente senza il cuore non esiste.

